La Via della Seta: Italia-Cina

Ma che cos'è la Via della Seta?

 

«Quivi si fa molta seta». 

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Con queste parole Marco Polo raccontava nel suo libro “il Milione” l'economia della provincia cinese del Catai caratterizzata dalla produzione della seta, tessuto che in Europa arrivava attraverso un percorso che univa Oriente e Occidente chiamato anche:la via della seta.

Il percorso della “Via della seta” attraversava 43 Nazioni del mondo moderno,circa 8000 Km, gli itinerari contemplavano percorsi terrestri, marittimi e fluviali  lungo i quali sin dall'antichità si intrecciavano scambi culturali e commerciali tra Oriente e Occidente e, in particolare, della seta di cui la Cina mantenne per secoli il monopolio.  

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É importante sottolineare che la destinazione finale della seta, che viaggiava su questa via insieme ad altre merci preziose e che iniziò a uscire con regolarità dalla Cina dopo il 200 a.C., era Roma.

Tutto questo costante movimento e incontro di popolazioni diverse ha portato alla trasmissione di conoscenze, idee, culture, religioni e credenze, che hanno avuto profonde ripercussioni sulla storia e sulle civiltà dei popoli europei e asiatici.

Belt and Road Initiative (BRI): La nuova Via della Seta

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Nata alla fine del 2013, la Belt and Road Initiative (BRI) è un accordo di sviluppo e cooperazione promosso dalla Cina avviato dal Presidente Xi Jinping.

Con la vecchia Via della Seta di Marco Polo c’entra poco o niente.

Consiste in un ambizioso programma infrastrutturale che attraverso sei corridoi di trasporto, via terra e via mare, punta a sviluppare la connettività e la collaborazione tra la Cina e circa 80 Paesi, creando uno spazio economico eurasiatico integrato.Il tutto per facilitare e dare ulteriore impulso a scambi e rapporti commerciali tra le imprese cinesi e il resto del mondo.

L'Italia è stato il primo Paese del G7 ad aderire ufficialmente alla Belt and Road.

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Cosa dovremmo aspettarci da questo accordo?

Per i paesi partner, gli impatti saranno su tre fronti: aumento degli investimenti,un incremento della domanda esterna e un miglioramento della competitività grazie a minori costi di transazione e infrastrutture migliori.

E in Italia quale sarà lo scenario?

Una cosa importante da dire che Il memorandum  non è un trattato, non è una legge, né un contratto. Si tratta soltanto di un documento con il quale ci si impegna, senza alcun obbligo, a valorizzare tutte le possibili collaborazioni e potrebbe consentire  a Italia e Cina di impostare una più efficace relazione e costruire meglio i rapporti commerciali.

Gli accordi su cui si stanno confrontando sono essenzialmente fondati su tre intese;

la tecnologia, con intese per la collaborazione su startup innovative e commercio elettronico, mentre l'Agenzia spaziale italiana lavorerà con quella cinese ad un satellite per la rilevazioni geofisiche; l'agricoltura, con il protocollo sui requisiti fitosanitari(Prodotto usato per difendere le piante dall’azione dei parassiti animali e vegetali) per l'esportazione di agrumi freschi dall'Italia alla Cina e gli accordi su carne suina congelata; la cultura, con l'accordo per la prevenzione del traffico di beni archeologici, la restituzione di 796 reperti alla Cina, e la promozione congiunta dei siti Unesco. Inoltre, è stata firmata un'intesa per eliminare le doppie imposizioni. 

È difficile riuscire a capire quali saranno gli scenari futuri!

Non sappiamo esattamente cosa contiene il memorandum sulla “Belt and Road Initiative” (BRI), ma è lecito pensare che con la Cina l’interesse dell’Italia sia quello di creare un rapporto di cooperazione.Probabilmente è l’occasione per incrementare lo sviluppo del nostro paese.

Le nostre imprese avranno l’opportunità di  partecipare ai grandi investimenti in tutti i paesi lungo il corridoio eurasiatico, almeno tanto quanto già fanno la Germania, la Francia e la Gran Bretagna. 

L’Italia, inoltre, potrebbe diventare il motore del coinvolgimento dell’intera Ue nel progetto, per far valere l’interesse comune e la visione europea.

Il Memorandum pone le basi per permettere alle nostre imprese di esportare in Cina, visto che le merci cinesi arrivano da noi già da anni. Il potenziamento delle vie di comunicazione e scambio, è una enorme opportunità per le nostre medie e piccole imprese con prodotti all’avanguardia, ma che non esportano verso la Cina. Con questa iniziativa avranno maggiori possibilità di vendere le proprie merci a centinaia di milioni di cinesi e ad altrettanti cittadini di altri paesi asiatici, che adorano il made in Italy.

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Siamo tutti consapevoli dell’alta percentuale di container che arrivano in Europa dalla Cina, l’obiettivo sarebbe quello di riempirli di prodotti Made in Italy per la destinazione Cina.

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